La Nona della Vecchia Signora

Alla stregua di un alunno poco diligente non seguirò la gerarchia dei compiti a casa. Mi ero ripromesso di scrivere sulle reazioni ed i commenti seguiti alla presentazione di Aria Sottile. Lo farò nei prossimi giorni anche per dibattere con chi, come La Martinella o L’Eretico è entrato nel merito di quanto detto e di quanto scritto. Ma prima devo omaggiare la Nona della Vecchia Signora che ci farà trepidare da qui al 3 giugno quando a Cardiff incontrerà il Real Madrid nella finale di Champions League. Una storia tormentata e lastricata di delusioni quella della Juve nelle finali. Prima in Coppa dei Campioni e poi in Champions League. Otto finali disputate, due sole vinte, tra cui quella controversa dell’Heysel del 1985 che fu funestata dalla strage in cui persero la vita 39 tifosi travolti dalla follia degli hooligans. Si comincia con Belgrado nel 1973, quando la Coppa la alzò l’Ajax del calcio totale di Cruyff e Neskens con un gol di Jhonny Rep al 4’ minuto. Partita trasmessa in bianco e nero, quando ancora il televisore  si accendeva con il trasformatore. Il copione si ripeté ad Atene nel 1983 per mano dell’Amburgo e di Felix Magath che sorprese Zoff con un tiro da lontano, tanto da far riapparire i fantasmi dei mondiali del 1978 quando il Dino nazionale venne duramente criticato per aver preso quel gol da 40 metri ad opera di Haan che ci costò la finale. Sull’opportunità di mantenere in bacheca la Coppa del 1985 ho sempre avuto molto dubbi. Era forse indispensabile che la partita si giocasse, ma fu assolutamente inopportuno il giro di campo per festeggiare,  perché quella finale fu giocata in un clima surreale e dunque falsata dalla tragedia che si consumò sugli spalti di quello stadio trappola. Finalmente nel 1996 arrivò la prima vera Coppa  con la Juve di Lippi che si vendicò dell’Ajax vincendo ai rigori. Trionfo al quale ho assistito dalla tribuna dello stadio Olimpico. L’anno seguente seguii la Juve a Monaco di Baviera ma non andò altrettanto bene perché il Borussia Dortmund dei tanti ex italiani, da Ridle a Kholer, prevalse per 3 a 1. Esito nefasto anche nel 1998 quando ad Amsterdam fu il Real Madrid di Mijatovic a vincere per 1 a 0. Poi la lotteria dei rigori che fu benigna a Roma divenne matrigna all’Old Trafford di Manchester quando nel 2003 premiò il Milan di Schevschenko. Infine la sconfitta di due anni fa a Berlino con un Barcellona decisamente superiore. Ora la nona finale, la seconda in due anni. Allegri è il terzo allenatore della Juventus che riesce a condurre la squadra a più di una finale. Eguaglia Trapattoni che ha due e segue Lippi che ne ha quattro. Sarà una sfida difficile perché il Real Madrid è fortissimo, ma come sarebbe bello suonare la Nona!! Che poi non è altro che l’Inno alla Gioia. Calcistica in questo caso.