L’insostenible battaglia contro i voucher

Non sono i voucher a produrre il lavoro accessorio né quello occasionale.  Sono uno strumento che, anzi, ha avuto il merito di farli emergere. Gli abusi sono da ricondurre alla deregulation introdotta con il jobs act, norma che é stata cancellata per merito del referendum promosso dalla Cgil e soprattutto a comportamenti individuali che vanno severamente puniti. Ma ora il governo, già colpevole di aver usato la mannaia e di aver creato un grave vuoto legislativo per troppe settimane, ha il dovere di normare quei lavori che hanno carattere occasionale ed a quali il mercato fa ricorso continuo. Ci sono gli organi costituzionali preposti per verificare se le nuove disposizioni avranno una comprovata diversa natura da quelle cancellate e dunque che non sia stato aggirato  quel referendum che non si é celebrato,  perché all’abrogazione é arrivato prima il governo. Dalla parte dei committenti é irrinunciabile che almeno le famiglie possano affidare con serenità e rispetto della legge ogni tipo di mansione domestica che non possano  svolgere in proprio. Nei mei ricordi di infanzia solo i ricchi possidenti potevano disporre di una o più collaboratrici domestiche assunte a tempo pieno. E a questo punto la domanda non vuole essere irriverente: ma a chi stira a casa degli oppositori dei voucher? Dalla parte dei prestatori é altrettanto irrinunciabile che studenti e lavoratori occasionali possano essere coinvolti in lavori da fare in presenza di picchi di attivitá come negli esercizi pubblici. Lo Stato trattiene un 25% per ogni voucher che va ad Inps ed INAIL e che difficilmente finirà per alzare il rendimento pensionistico dei prestatori.  Non ho lette le nuove norme, penso che qualora lo si ritenga giusto possano essere migliorate e che debbano assicurare che non si possa utilizzare i voucher in molte attività produttive dove anzitutto ai lavoratori deve essere garantita una formazione adeguata e non si debba tassitavamente impiegare manodopera saltuaria. Si facciano i controlli e si inaspriscano le sanzioni. Mi auguro che il sindacato, sono iscritto alla Cgil trasporti, si renda conto che rischia di apparire un’organizzazione che rappresenta soggetti a reddito stabile, inseriti o già usciti dal mercato del lavoro. E che nel Pd non si arrivi ad una rottura da parte di chi magari aveva votato il jobs act e che adesso  non approverebbe  una norma migliore sui voucher.