In bilico tra civilta’ e barbarie

Mentre piangiamo e commemoriamo i caduti di Barcelona, con dei nostri connazionali, per causa di un altro atto criminale efferato, compiuto in nome del jihad armato (si tratta di un sostantivo maschile erroneamente riportato al femminile dalla pubblicistica occidentale), é doveroso, più che lecito, chiedersi cosa possa fare ciascuno di noi per contribuire alla sconfitta della barbarie ed all’affermazione della civiltà. “Nella consapevolezza che lo scontro attuale non si svolga tra civiltà diverse ed antitetiche – concetto da sempre scivoloso che si presta a facili manipolazioni- ma tra civiltà e barbarie. Una linea di faglia che non contrappone, quindi, un non meglio precisato Occidente ad un altrettanto indefinito mondo islamico, ma che se proprio deve essere localizzata ha luogo all’interno dello stesso dar al-Islam (casa dell’islam) come chiaramente desumibile dagli attentati di matrice jihadista” (Andrea Plebani:Jihadismo globale. Strategie del terrore tra Oriente ed Occidente, Giunti editore). La comprensione di un fenomeno così complesso, e dalle innumerevoli ramificazioni, é senz’altro importante per orientarsi sia a livello globale che nel nostro quotidiano. L’Italia, sostiene Renzo Guolo oggi su La Repubblica di oggi, é stata sin qui risparmiata dal terrore in ragione sia della specializzazione preventiva della nostra intelligence, che del ritardo demografico con il quale non abbiamo ancora un seconda generazione di musulmani italiani, quella più esposta ai pericoli di reclutamento. Ciò impone ancora di più una accelerazione nell’approfondimento e nella rimozione dei luoghi comuni. Il nemico dispone di una piattaforma ideologica e filosofica di assoluto livello, ragione per cui molti mujadin sono persone istruite e perfettamente inserite nel contesto sociale di appartenenza, tutt’altro che reietti ed emarginati. Il nemico é credibile sul piano dei fondamenti storici e teologici del pensiero religioso, non si tratta di pensatori rozzi e fuori dalla dottrina dell’Islam. Il jihad armato infatti é stato collocato da questi teologi come un sesto pilastro accanto alla professione di fede, alla preghiera, al pellegrinaggio, al digiuno durante il Ramadan,all’elemosina legale. Per cui chi aderisce non lo fa per una sorta di devianza ma in nome della dottrina più pura. Il nemico é capace di utilizzare al meglio i mezzi di comunicazione di questo tempo per diffondere il proprio messaggio e farlo penetrare sia a Occidente che a Oriente. E si nutre dell’approssimazione con la quale viene rappresentato , fenomeno che lo rafforza in tutto il mondo islamico.. Il nemico, per nostra fortuna, ha anche molti punti deboli che vanno dalle divisioni interne, alle opposizioni crescenti nella umma (la comunità islamica) di molti paesi, alla necessità di ricorrere ad atti sempre più efferati per ottenere l’attenzione in una scala feroce e atroce, che può trovare, per fortuna, limiti sempre più difficili da superare. La preparazione ed il lavoro dei nostri servizi ecome delle forze dell’ordine sono fondamentali, al pari  degli interventi militari, a volte necessari altre no, come dagli esiti incerti se non controproducenti. Ma è altrettanto fondamentale l’impegno di ciascuno di noi. Abbiamo ancora poco tempo per costruire ed intensificare un dialogo che parta dal concetto che nessuno dispone della verità ma che la stessa si costruisce con il confronto. Dall’assunto che in natura, siamo tutti uguali indipendentemente dal creatore di appartenenza. Poi forti dei nostri valori possiamo avere fiducia che la democrazia è la libertà possano conquistare alte fedi ed altre etnie e che si realizzi quella società multietnica e multi confessionale che possa garantire la pace e la convivenza. L’alternativa alla contaminazione sono i muri. Che prima o poi vengono giù.