Cogito ergo sum. Un ricordo di Fazio Fabbrini

Cogito ergo sum. Cioè penso e (ancora) dunque sono. Questa è l’affermazione che, cartesianamente, Fazio Fabbrini scelse per chiudere il suo libro “Impegno di una vita”, pubblicato nel 2003, nella collana Quaderni dell’Asmos. E poi scriveva, in risposta a chi elogiandolo gli diceva “se tutti i funzionari del Pci fossero stati come lui le cose sarebbe andate meglio” che la maggior parte dei funzionari non era stata fortunata come lui, non aveva assunto le stesse responsabilità pubbliche prestigiose e gratificanti, ma non per questo era stata peggiore di lui perché aveva operato con lo stesso spirito, con la stessa devozione verso la causa in cui credeva. La prima affermazione ci dice come la forza del pensiero possa riuscire a prevalere su indicibili sofferenze fisiche e morali in chi come come Fazio, era stato privato della parola. La seconda testimonia al tempo la stessa l’umiltà e la consapevolezza di sé, del proprio ruolo e della propria funzione storica del gruppo dirigente che costruì e rese maggioritaria la forza elettorale e culturale del Pci in provincia di Siena. L’io sta nella soggettività del pensiero, del modo di essere, nel partecipare e vivere un percorso che al tempo veniva definito di “massa”. Il noi sta nella funzione collettiva dell’azione, negli obiettivi comuni da raggiungere, nello spirito di servizio. La personalizzazione della politica non era un fenomeno presente in quel gruppo dirigente, sebbene fosse ricco di personalità persino debordanti ed anche distanti politicamente in quello che era il pluralismo nascosto del Pci. Questi alcuni tra i tanti insegnamenti che lascia Fazio Fabbrini nato al tempo delle leggi speciali e venuto meno all’affetto dei sui cari nell’Italia dei nazional populisti e nella Siena con in carica il primo Sindaco di destra. Forse anche perché quell’etica, quello spirito di servizio, quella devozione alla causa che costituivano l’impegno di una vita, si sono almeno affievoliti e troppo spesso il rapporto tra l’io ed il noi  è stato ribaltato. Infatti i gruppi dirigenti di oggi pullulano di io senza pensiero che fanno abuso della parola e di carrieristi in cerca di uno o più giorni di gloria senza avere una visione e tantomeno una missione da svolgere. Il riconoscimento tributato a Fazio Fabbrini è stato così forte e diffuso da alimentare la speranza di un cambiamento che veda affermarsi nuovi gruppi dirigenti mossi da una vera  tensione ideale.