La prima coppia che ha scalato tutti gli Ottomila della terra

Complimenti a Nives Meroi e Romano Benet,  alpinisti tarvisiani, la prima coppia al mondo ad aver scalato, insieme, tutte le quattordici vette più alte delle terra. E’ doveroso esaltare questa impresa da parte di un blog che prende il nome da un best seller sull’alpinismo d’alta quota. Hanno tagliato questo storico traguardo arrivando, per ultimo, sulla cima dell’Annapurna in Nepal. Una montagna difficilissima alla quale l’alpinismo mondiale ha pagato un alto tributo di vite umane. L’Everest esercita la maggiore attrazione mediatica perché é la vetta più alta, ma dal punto di vista tecnico é espugnabile anche da alpinisti non professionisti, assistiti nella salita da guide e sherpa, L’Annapurna invece, al pari del K2 e del Nanga Parbat che appartengono alla catena del Karakorum in Pakistan, é una montagna che presenta difficoltà tecniche quasi proibitive. Sull’Annapurna e sul K2 un alpinista su tre non torna al campo base, una percentuale che è scesa negli ultimi venti anni ma che rimane sempre alta e tragica. Meroi e Benet hanno scalato l’Annapurna in puro stile alpino: senza ossigeno supplementare, niente corde fisse, senza ricorso ai portatori di alta quota. Sono tante le storie epiche che sono state raccontate su quella che l’alpinista americano Ed Viesturs, uno dei più forti di tutti i tempi, ha definito la “montagna più difficile della terra” è così ha titolato il suo libro. Furono Maurice Herzog- un pioniere che fu anche sindaco di Chamonix- e Luis Lachenal, nel lontano 1950, anno di un alpinismo eroico, a scalare per primi l’Annapurna, al prezzo di congelamento e amputazioni personali. Da leggere il libro che la racconta: Maurice Herzog. Annapurna. Il primo ottomila. L’ultimo libro che consiglio di non perdere é a firma di un piccolo ma immenso alpinista francese: Jean-Cristophe Lafaille, scomparso sul Makalu nel 2006 mentre tentava un’ascensione invernale. Il suo libro “Prigioniero dell’Annapurna” racconta delle sue atroci sofferenze per scendere con un  braccio fratturato dopo aver perso il suo compagno di scalata. Letture in cui si rinnova l’eterna sfida tra l’uomo che cerca di superare i suoi limiti e una natura che spesso si presenta matrigna come la raffigurava Giacomo Leopardi.