Il maltempo e le vecchie province

Le cause dei danni arrecati dal maltempo sono molteplici e vanno dai cambiamenti climatici fino all’incuria del territorio. L’abbondanza delle piogge concentrate in pochi giorni è un fenomeno straordinario ma  come ci hanno ricordato le cronache trova diversi precedenti nella storia recente della Toscana, come testimoniano la tragedia dell’alluvione del 1966 o le devastazioni del 1992. Tra le  cause va annoverata certamente la cattiva politica e laddove è stata smascherata anche la corruzione. Il caso del Mose a Venezia è clamoroso,  nonché vergognoso e chiama in causa tutto il centrodestra a partire da Salvini. Passano in secondo piano invece le notizie di quelle regioni come la Toscana – che certo continuano a subire i danni e non hanno ancora fatto abbastanza – che nel tempo hanno dato dimostrazione di programmare e realizzare le opere idrauliche. Leggasi invaso di Bilancino e le casse di espansione in vari luoghi.  Ma tra le cause va inscritta anche l’antipolitica con il concorso di colpa di coloro che hanno ceduto a quelle sirene per mero e sbagliato calcolo elettorale. L’abolizione/non abolizione delle province ha privato i territori di una stazione appaltante efficiente che non ha trovato ancora una  degna sostituzione. Basti citare solo l’esempio di una nota cooperativa forestale di Radicondoli – quasi unica nel suo genere- che in due anni ha visto diminuire di circa 2/3 il valore dei bandi pubblici per la gestione del territorio. Oggi, grazie ad una nuova gestione è una nata una new co che ha ridato lavoro e speranza ai suoi dipendenti. Ma il volume delle opere pubbliche per prevenire ed arginare il dissesto idrogeologico rimane inadeguato. Non è nostalgia per uno scranno in consiglio provinciale quanto la dimostrazione, dopo i danni subiti, di quando sia utile, se non indispensabile, un ente intermedio che gestisca il territorio, soprattutto rurale e boschivo dal quale non vengono solo minacce ma risorse ambientali ed economiche.

Oggi la provincia è un ente depotenziato. Tanto che a Siena- sia scritto in modo ironico senza offendere nessuno-  si narra che alcuni esponenti politici  o istituzionali abbiano spesso sbagliato lato della piazza e siano entrati nel palazzo di fronte.