Davide e Golia 2/Penne deboli, penne faziose e il monocolore socialista

V     Una storia condivisa  può essere fonte di coesione e di forza per una comunità. Non è frutto del caso ma il risultato di percorsi di ricostruzione dei fatti e di maturazione delle conseguenze che quegli stessi fatti hanno innescato. Passaggi anche confliggenti e dolorosi ma inevitabili per rimuovere le macerie che ostruiscono il futuro. Nel caso di Siena e dei suoi ultimi quaranta anni di storia – erano poco più di trenta quando questa esigenza si è manifestata – tutto ciò è ben lontano dal compiersi. Al contrario ci sono filoni di pensiero che ritengono, legittimamente, che una tale analisi sia preclusiva di un nuovo progetto per il futuro. Tale esortazione prende le mosse da un incontro pubblico dal titolo “La fine del Monte” con protagonisti Alberto Monaci e Pierluigi Piccini e caratterizzato, non a caso, da scambi di accuse tra i due. La stampa locale, in primis La Nazione Siena diretta da Pino Di Blasio, ha continuato a garantire ai due la solita franchigia non spiegando ai lettori l’oggetto delle accuse ossia le responsabilità sulla crisi di Mps che l’uno addossa all’altro. La dimostrazione che la tesi della manipolazione della storia più volte ripresa da questo blog poggia su solide basi. Dunque un attore di rilievo della vita pubblica vorrebbe prescrivere a chi prende parte a eventi pubblici di non parlare della storia recente, che la stessa informazione locale ha contribuito a stravolgere. Così non si è reso buon un servizio alla verità, né posto un argine alla macchina del fango che opera indisturbata da oltre sei anni e specula sulle tragedie che hanno colpito Siena. Salve poche e lodevoli eccezioni, quali Sergio Rizzo, Carlo Marroni, Daniele Magrini, Roberto Barzanti tutti hanno accettato supinamente quella narrativa dominante pianificata dai poteri forti che ha inverosimilmente ristretto le cause della crisi di Mps ad una degenerazione localistica. Oltre alle penne deboli poi  ci sono le penne  faziose che hanno approfittato di questa congiuntura per scrivere la loro storia di parte. Per motivi solo a loro noti hanno sollevato dalle loro responsabilità personalità che ne hanno molte proprio come Piccini e Alberto Monaci senza dimenticare Luigi Berlinguer, che continuano a negarle mentre si accaniscono su altri che invece hanno mostrato la loro piena onestà intellettuale. In questa categoria di penne oltremodo faziose rientrano a pieno titolo Pino Di Blasio e David Allegranti. Esempi esemplificativi e non esaustivi. Le domande che seguono non sono mai state impresse su carta stampata. Perché a fronte di sette dissesti bancari nessuna Procura della Repubblica ha convocato IL vertice di Banca d’Italia? Perché sul contenuto delle carte processuali che dimostrano che non vi fu ostacolo alla vigilanza perché  Banca d’Italia sapeva tutto su MPS hanno scritto solo il quotidiano a Verità ed il Corriere Fiorentino a firma Daniele Magrini? Le responsabilità locali sono note ma molto più estese di quanto abbia rappresentato l’informazione cittadina. Mentre il peso molto più rilevante di quelle nazionali è stato abilmente oscurato da quelle manine che hanno deciso tempi e modi per comunicare la crisi di Mps proprio a ridosso delle elezioni politiche del 2013. Già nel 2012 nel Transatlantico di Montecitorio si vociferava che il Quirinale avrebbe fatto di tutto per difendere la Banca d’Italia. Implicita in questo boatos la necessità di tutelare chi aveva sbagliato e che ciò non si potesse ammettere. Ragion di stato eticamente inaccettabile ma machiavellicamente comprensibile se i dissesti bancari si fossero fermati a quello di Mps. Ma sono arrivati a sette. Forse la verità è stata sacrificata sull’altare di Francoforte. Laddove oggi non ci sono più ragioni per continuare a negarla.  Mentre la storia locale si ripropone con un rigurgito fuori stagione riportando  al  governo della città un monocolore socialista fuori dal tempo e dalla ragione con Sindaco un ex consigliere di amministrazione di Sansedoni Spa. Ma questo Pino Di Blasio non lo scrive mai. Meglio intrattenersi sui filantropi che promuovono il ricciarellov – non è un refuso – nel mondo.