Lo smemorato di Castellina Scalo

Sono andato al Circolo Arci idi Ruffolo per ascoltare il rendiconto di mandato del Sindaco Bruno Valentini. E invece mi sono trovato davanti allo smemorato di Castellina Scalo. E così ad essere costretto a scrivere il post dal quale stavo cercando, da settimane, di rifuggire sia per evitare il gaudio dei lettori albertini che di deprimere i rintocchi festanti de La Martinella. Il senso della serata si potrebbe riassumere con una metafora ad ottani. L’autostima è un carburante fondamentale per ciascun individuo, ma quando tracima provoca nelle vetture quelle fastidiose colature alla vista che finiscono per richiamare l’attenzione su tutti quei i difetti, fin lì passati inosservati. Ma veniamo alle vicende degli ultimi anni. Su quelli che a mia memoria arrivano fino al 2011 tornerò con un libro con l’ambizione di non farne l’ennesima ego-grafia . Quelle che di Siena portano solo il titolo, per mera speculazione. Quei non-libri tanto cari agli acari che vi hanno eletto dimora. Piuttosto un punto di vista suffragato dai fatti, ed in particolare da quelli vissuti in prima persona. Bruno Valentini è un politico di lungooo corso che non può esprimere una sua alterità dalla classe dirigente che ha governato Siena negli ultimi trent’anni. Lo dimostrano le tormentate e pluridecennali vicende  dell’urbanistica di Monteriggioni, al di là delle responsabilità penali, laddove si è costruito tanto e troppo alla porte di Siena, in netto contrasto con quella idea di città allargata che richiede condivisione e non prevaricazione. E’ stato segretario di un’organizzazione che ha contribuito, non poco, a costruire e consolidare quel teorema del 51 per cento del controllo della Fondazione sulla Banca che ha finito per ostruire ogni ipotesi di aggregazione e per condurre al binario unico dello sconsiderato acquisto. Non risultano agli atti sue prese di posizione significative con distinguo  o proposte alternative negli anni che lui definisce del “disastro” e nei quali non è mai stato un semplice cittadino. Per questo se risulta non condivisibile quando colloca la crisi di Siena prima del suo mandato ed avoca a suo merito ogni azione che abbia condotto alla ripresa, diviene addirittura non credibile nella veste di cavaliere bianco immacolato. Il risanamento del bilancio del Comune di Siena è avvenuto in tre fasi.  Ciascuna conseguenza dell’altra. Si è cominciato con la manovra della giunta che non aveva più maggioranza, a causa delle nomine in Mps, fu che fu decisiva per evitare il dissesto. Senza il coraggio ed il disinteresse personale di quegli atti il commissariamento sarebbe durato cinque anni. Poi le complesse delibere, semplificate dall’assenza di organi collegiali, del commissario ed in particolare la rinegoziazione dei Boc che lo esposero persino ai rilievi della Corte dei Conti. Con il contributo fondamentale di quella segretaria comunale, scelta in precedenza, che in quell’anno fu riferimento prezioso della struttura e della città.  Ma Valentini, appena arrivato, pensò bene di allontanarla. Nel mandato che volge al termine è arrivata a maturazione la vendita di immobili che facevano parte dei piani di alienazioni varati dalle giunte precedenti. Il 2012 non è stato un anno di transizione ma di svolta anche per Banca Mps in virtù delle nomine del Marzo che rovesciarono i criteri sin lì adottati e ne portarono alla guida dei manager esterni. Il voto a maggioranza con il quale, a  tarda notte, la Fondazione deliberò il consiglio di amministrazione della banca ne costituisce prova incancellabile,  nonostante i tentativi infondati ed indimostrabili delle autorità di vigilanza di rivendicare i meriti del cambiamento. Quelle scelte, fortemente sostenute dal Sindaco dell’epoca, portarono al commissariamento del Comune, esito inevitabile per mettere in sicurezza il bilancio. Proprio in quei giorni quando alcuni avventori del Bar dell’Orso, notoriamente astemi, videro uscire, più volte, dal Comune di Monteriggioni proprio Bruno Valentini  in compagnia  di chi oggi ne reclama, a gran voce, la defenestrazione.  ( continua)  (nella speranza che cambi la narrazione).