Il coraggio di Martina (PD) e l’azzardo di Renzi (Partito della Nazione)

Un Matteo Renzi stizzoso (stizzito+bizzoso),  ancora di più del 4 Marzo scorso,  ha fatto un irruento ritorno nell’agone politico  archiviando in un amen i buoni propositi di tenersi “alle prode”, come si dice in Toscana. Al termine della trasmissione “Che tempo che fa” condotta da Fabio Fazio il campo del Pd ne è uscito ancora più “trescato”. Si tratta di un termine  che era in uso tra i contadini toscani per indicare l’imperizia di colui che per falciare l’erba medica o il bolognino ne calpestava più di quanta ne raccogliesse, compromettendo così il raccolto futuro. Comprensibili le reazioni di Maurizio Martina che aveva aperto con coraggio, ma senza manovre spericolate, e di tutto il gruppo dirigente che stava preparando l’incontro con il Movimento 5 Stelle, sul cui esito positivo, in ogni caso, nessuno avrebbe scommesso. Ora chi ha spezzato il sottile file del dialogo non può che  avere in testa una strategia alternativa che potrebbe passare dall’appoggio esterno ad un governo di centrodestra di minoranza guidato da un esponente non leghista  che conduca il paese al voto anticipato in ottobre, fino al progetto del partito della Nazione. Una nuova forza politica costituita dal Pdr (Partito di Renzi) e da Forza Italia. Uno scudo da frapporre alla scalata ostile del M5S verso il centrosinistra e della Lega verso il centrodestra. Inevitabile in tal caso che le strade si separino. il Pd impoverito del Pdr dovrà ricostruire la sua identità per conquistarsi un futuro prossimo che appare tutt’altro che scontato. Il Pdr non potrà privare il Pd di percorrere una sua strada. Per scongiurare una prospettiva così infausta ed eliminare ogni sospetto è indispensabile che il gruppo dirigente chieda al Presidente della Repubblica una moratoria di un mese e mezzo fino al voto amministrativo e soprattutto  si impegni unito e determinato. compreso Renzi, nella campagna elettorale delle città.  Del resto è quello che ha chiesto la Lega sul voto in Molise ed in Friuli. La nomenklatura non politica sarebbe certamente soddisfatta della ulteriore permanenza del governo alla camomilla presieduto da Paolo Gentiloni. Poi la convocazione del congresso per fine estate  con le primarie che rimettano agli elettori del Pd la scelta del leader e della linea politica con i quali presentarsi al voto. Un  tempo entro il quale collocare una seria riflessione sul perché della sconfitta elettorale del 4 Marzo scorso che è tuttora mancata.