Corrispondenze dal Pd\1: Valentini meglio di Neri (e di Mugnaioli)

Quasi nessuno ricorderà che a fine anni ’80 ero corrispondente sportivo per La Gazzetta di Siena e per Antenna Radio Esse. Raccontavo le gesta dell’Unione Sportiva Abbadia di Montepulciano ed un anno anche di una gloriosa promozione in seconda categoria. Dopo trennt’anni tornerò a fare il corrispondente per provare a scrivere quello che altri non scrivono.  Siamo quasi al termine del mandato amministrativo ed il Pd senese sarà chiamato a dare un giudizio sull’esperienza Valentini. Intanto mi dispiace che si trovi nella stessa condizione del sottoscritto ad affrontare un processo. Io accusato di concorso in un reato societario, lui di un falso contro la pubblica amministrazione. Diversamente da quello che fece lui nel 2013, quando mi augurò il peggio, io auspico che la sua vicenda possa risolversi al meglio. Abbiamo preso strade diverse: io mi sono autosospeso dagli organismi dirigenti sin dal 2014, al momento del rinvio a giudizio, lui non ha ritenuto, al pari di Fabrizio Nepi, di ritrarsi temporaneamente dai luoghi decisionali del Pd. L’autospensione non è un atto dovuto, ma a mio parere una forma di rispetto verso tutti gli elettori e gli iscritti del Pd. Ad ognuno la sua liberta di coscienza. Mi auguro che il bloggerismo brunista, ossessionato dal mio ritorno in politica, prenda finalmente atto che sono un iscritto al Pd senza incarichi pubblici dal 2012, senza incarichi politici dal 2014. E che sono intenzionato a non averne almeno fino a quando non sarà terminata la vicenda di Salerno, sulla quale darò la mia risposta all’Eretico in in prossimo articolo. Per di più il Pd ha estremamente bisogno che oltre al sottoscritto si facciano da parte tanti e tanti altri che hanno avuto incarichi e responsabilità in un periodo storico sul quale lo stesso Pd non ha mai fornito una versione diversa dalla pubblicistica dominante. Dunque si tratta di responsabilità collettiva per la quale compilare un’anagrafica saturerebbe il cloud di una multinazionale. Avendo fatto un passo indietro per ben tre volte prima con le dimissioni da parlamentare, poi con quelle da sindaco ed infine con il ritiro da candidato a sindaco penso che si possa prestare più fede a quello che dico piuttosto che alla propaganda brunista e pielligista, legittima e anche simpatica, che per il sottoscritto non ammette neanche il diritto di parola. Il mio ritiro del 2013 consentì al Pd di esprimere una nuova proposta politica e di vincere le elezioni. Dopo quattro anni penso di aver fatto la scelta giusta al ballottaggio quando votai Valentini, e di dover riconoscere che, oltre che di Neri, è stato meglio anche di Alessandro Mugnaioli, candidatura che non ho promosso ma che ho sostenuto convintamente alle primarie, per poi assistere con rispetto alle sue dimissioni da segretario cittadino, quelle  che oggi non capisce più nessuno. Se è vero come è vero che dopo quel gesto rinunciatario oggi lo troviamo sospinto dalla irrefrenabile voglia, del tutto legittima ma poco comprensibile di tornare protagonista, tra i capofila della nuova e dominante corrente del Pd cittadino sfuggita, chissà perché, a qualche retroscenista de’ noantri. Non sarò io a fare i nomi dei suoi aderenti e di come essa  riscriva la geografia del Pd cittadino in senso revanscista,  a carattere personale, e senza alcuna progettualità. Sarebbe forse il tempo che le mappe, non certo quelle di Ilvo Diamanti, venissero aggiornate. In questi quattro anni Valentini è stato, con tuti i suoi non pochi limiti coerente con se stesso e con lui quasi tutti i consiglieri comunali che lo hanno sostenuto con disinteresse personale. La prosecuzione del risanamento, avviato dal sottoscritto e da Laudanna, la tenuta dei servizi sociali, la ripresa degli investimenti sono i meriti di questa amministrazione. Grazie soprattuto ai consiglieri comunali che ne hanno retto le sorti. Sono stati persino accusati di appartenere ad una mia corrente che non esiste. Quando riapriranno le scuole di partito una lezione spiegherà che una corrente locale, per di più disancorata da riferimenti storici, necessiti anzitutto di un capo che abbia almeno un importante e ben retribuito incarico istituzionale. E’ quanto è accaduto nel Pd cittadino dove in questi anni è nata la corrente dello 037 – non mi assumo responsabilità per chi lo legga da destra a sinistra- caratterizzata, ovviamente, dal più totale disinteresse per gli incarichi e le connesse prepende. Quando alla sua voracità avremo modo di tornarci. Perché ha già iniziato a sparare sul pianista. Io molto modestamente e, senza averne adeguate capacità, proverò a raccontare, senza alcuna pretesa di terzietà, quello che accade nel Pd. Soffermandomi di più su quanto gli altri non vedono e cercando di portare riscontri oggettivi.  Con un’unica finalità: rinnovare, rinnovare, rinnovare. Alla prossima puntata.(1) prosegue..